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DSA e BES: una mappa semplice per i genitori
Cosa sono, cosa chiedere alla scuola, cosa non è una diagnosi fai-da-te.
Due sigle, due cose diverse
DSA significa Disturbi specifici dell’apprendimento: dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia. Serve una diagnosi di specialisti del Servizio sanitario o di un ente accreditato.
BES significa Bisogni educativi speciali. È un ombrello più largo: disabilità, DSA, svantaggio linguistico, difficoltà temporanee. Non tutti i BES hanno una certificazione.
PEI è il piano per gli alunni con disabilità. PDP è il piano didattico personalizzato, tipico dei DSA e di alcuni BES.
Cosa può fare la famiglia
Se i compiti durano ore, se la lettura resta faticosa, se i dettati sono un muro: parlane con l’insegnante. Chiedi se la scuola vede le stesse fatiche.
Per un DSA si passa dal pediatra e dal servizio di neuropsichiatria infantile (o struttura accreditata). La scuola non fa la diagnosi. Può segnalare e affiancarti.
Porta la diagnosi in segreteria. Chiedi il PDP. Il PDP si scrive insieme: famiglia, docenti, a volte gli specialisti. Deve dire quali strumenti usare (mappe, tempi extra, computer) e come si valuta.
Cosa non fare
Non aspettare anni “perché è pigro”. Non coprire tu tutti i compiti. Non vergognarti della parola dislessia.
Il PDP non è un favore e non è un voto regalato. È il modo per imparare con gli strumenti giusti.
Se il piano esiste solo sulla carta, chiedi un incontro di verifica. Porta esempi concreti.
Diritti in sintesi
La legge 170/2010 tutela gli studenti con DSA. Le Linee guida del Ministero spiegano strumenti compensativi e misure dispensative.
Chiedi in segreteria il referente inclusione. È la persona giusta se non sai da dove partire.